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Barche: La fabbrica delle idee / Italia 2018

Bellissimo articolo scritto da Carla Pagani per la rivista BARCHE (Giugno 2018): una sintesi brillante e dinamica che racconta perfettamente la storia di Valerio Rivellini e rispecchia in maniera fedele il suo approccio alla progettazione nonché la sua visione del design.

 

Ci sono oggetti di design che ci colpiscono non appena li vediamo. Ne restiamo folgorati e ammaliati, senza nemmeno sapere perché. A fare la differenza è un valore aggiunto invisibile all’occhio che rende quell’oggetto assolutamente unico. È ciò che accade quando si vede per la prima volta una barca progettata da Valerio Rivellini, diventato famoso in tutto il mondo per il suo Evo 43 dalle linee futuristiche e minimaliste.

Napoletano, sorridente, pieno di energia. Il suo studio, nato nel 2009, è specializzato in yacht design, engineering, refitting e materiali compositi. Lo incontriamo in una splendida giornata di primavera. Passiamo per caso nelle vicinanze del Circolo Canottieri di Napoli. La sua avventura inizia lì, quando ha solo sei anni. È insieme al padre e vede in mare un optimist: è subito amore. Si allena e inizia presto a gareggiare. Poi arrivano le regate laser. Tante soddisfazioni. In seguito diventa istruttore e a 19 anni inizia a fare lo skipper. Nel frattempo studia ingegneria navale. Subito dopo la laurea inizia a lavorare per grandi cantieri. «La vita a volte ti mette di fronte a delle scelte difficili. Per me invece è stato tutto molto naturale», ci dice mentre inanella divertito un aneddoto dietro l’altro. Il suo è un profilo inusuale nel panorama italiano. Già, perché di ingegneri creativi che fanno design ce ne sono pochi. «Conoscere sin dall’inizio l’impatto di determinate scelte estetiche ti consente di progettare in modo completamente diverso. Essere ingegnere ti permette di trovare prima e meglio la soluzione tecnica che traduce al meglio la tua idea». È questo l’ingrediente segreto per ottenere imbarcazioni praticamente perfette.

Tutto è previsto e calcolato al millimetro sin dal principio. «Tutto è curato nei minimi dettagli. E poi osare dal punto di vista estetico ti spinge a innovare anche dal punto di vista tecnologico e costruttivo», aggiunge sorridendo. «Una maniglia può diventare un rubinetto. Un tavolo può divenire una piscina. Le spalliere possono diventare ombreggianti per ripararsi dal sole. Una soluzione estetica è anche una soluzione tecnica e funzionale».

Lavorare anche in ambiti diversi da quello nautico allarga lo sguardo e apre un mondo sconfinato di possibilità. Rivellini infatti si occupa anche di industrial e car design.

La betoniera prodotta per Delta è un piccolo gioiello. Per non parlare della bicicletta W Bike in legno lamellare e carbonio dalle linee avveniristiche, super leggera. Ogni progetto è una sfida.

«Non ha alcun senso per me dire “non si può fare”». Le idee migliori gli vengono di notte.

Il mattino dopo arriva in studio e inizia a lavorarci su con la sua squadra, composta da giovanissimi designer, architetti e ingegneri.

Le sue barche sono ultra moderne e classiche allo stesso tempo. A guardarle si ha l’impressione di essere davanti a un grande Lego componibile che si può trasformare all’infinito: un luogo delle meraviglie dove tutto è possibile. «Cerco di portare le idee di modularità e di multifuzionalità anche nella progettazione di imbarcazioni da diporto di piccole dimensioni. Evo 43 può cambiare in mille modi, proprio come accade nei mega yacht. Bisogna poter vivere la barca come si vuole, con il massimo grado di libertà, con un semplice comando». Già, basta un cellulare e una app. «Chiunque salga su una barca che ho progettato deve poter dire “è facile”. Bisogna sentirsi come a casa».

Anche la barca a vela può diventare comoda, semplice, familiare, come dimostra Rivale 78, concept di 24 metri fatto di minimalismo e linee retrò. «Abbiamo voluto usare lo splendido timone a ruota grande. Di solito è poco pratico, intralcia, ma noi lo abbiamo rivoluzionato: ci si può passare sotto». Parola d’ordine: funzionalità. Ma senza dimenticare mai la tradizione.

«Quando disegniamo non dobbiamo mai dimenticare da dove veniamo». Su Rivale 78 Rivellini ha mescolato magistralmente l’antico e il moderno: la tuga è fatta come i lucernari dell’Ottocento ma è costruita in fibra di carbonio. E poi c’è il contatto diretto con il mare. Per Rivellini è fondamentale: «Andare in acqua deve essere semplice».

Basti pensare alla lunga plancetta di poppa del grande progetto a cui sta lavorando ora: Vita 78. «Lo specchio di poppa è in acqua mentre la prua è la zona di manovra», ci spiega. «Si può andare in mare facilmente senza dover usare i gonfiabili». Un’altra rivoluzione targata Rivellini.

Chiara Pagani

Barche – Giugno 201